Archivi

*****

Post recenti

Ancora un altro me. Blog di poesia

Temi

allitterazione antisemitismo antologie architettura Arte arti ascolto ascolto musicale asemic writing audiovisivo autobiografismo avanguardie battito blog calligrafia canzone carattere tipografico caratteri lineari cinema città città invisibili climax comicità commenti comunismo corpo corteo coscienza credenza crescendo critica decadentismo definizione del fumetto design industriale dettagli diario d'India diario greco divertimento divinità efficacia simbolica elefante endecasillabo enjambement epica episodi ermeneutica erotismo fantascienza fantasy fascismo focalizzazione font fotoromanzo fruizione fumetto-pensiero fumetto su schermo funzionalismo generi geroglifici gesuiti graphic novel Grecia grottesco guardare guardare e leggere horror humor nero identità ideologia illustrazione immagini impaginazione improvvisazione inchiostri India indignados infografica ipertesto jazz leggere letteratura per l'infanzia letteratura popolare lettering lettura lirica lirismo liste manifestare manifesto mappe mentali marchio media melodramma metrica miracoli mistery misticismo mito mitologia musica contemporanea narratività narrazione per immagini nascita del fumetto nazismo neoplasticismo nudo nuovo onomatopea optocentrismo oralità origine della scrittura ornamento orrore ottonario ottosillabo paronomasia paura pennello petrarchismo piazza pittura plagio poesia civile poesia concreta poesia in dialetto poesia in prosa poesia orale poesia spagnola poesia visiva poetiche poetry comics politica pornografia principio del parallelismo progetto propaganda prostituzione racconto radio ragione razionalismo razionalismo selvaggio razzismo Reale religione reportage respiro ribaltamento ricerca riduzione dell'io riproduzione a stampa risoluzione ritmo rito Romanticismo romanzo sacro satira scrittura serialità simbolismo simbolo sinsemia sintassi social network sonetto spazio bianco stilizzazione storiografia sublime suono supereroi surrealismo svastica tabelle teatro televisione tempo del racconto tempo raccontato tensione teologia tipografia traduzione underground verso verso libero visivo/sonoro voce Web Web 2.0

Persone

Abel Lanzac Adolf Loos Adrian Frutiger Aki Kaurismäki Alain Keler Alan Lomax Alan Moore Alberto Breccia Alberto Salinas Al Capp Aldo Nove Alessandra Carnaroli Alessandro Broggi Alessandro Tota Alex Raymond Alfonsina Storni Alfred Alfredo Giuliani Algirdas J. Greimas Allen Ginsberg Alvin Lustig Al Williamson Amelia Rosselli Ananda K. Coomaraswamy Andrea Bruno Andrea Catellani Andrea Inglese Andrea Pazienza Andrea Raos Angelo Fabbri Anthony Braxton Antonio Rubino Ardengo Soffici Armando Rojas Guardia Armin Hofmann Arnold Böcklin Art Spiegelman Attilio Micheluzzi Azzurra De Paola Baru Benito Jacovitti Ben Katchor Billie Holiday Bill Watterson Blutch Bryan Talbot Burne Hogart Canaletto Caran d'Ache Carl Barks Carlos Gardel Carlos Gomez Carlos Meglia Carlos Sampayo Carlos Trillo Caterina Davinio Chardin Charles Bukowski Charles Burns Charles M. Schulz Charles Mingus Chester Brown Christophe Blain Chris Ware Claude Lévi-Strauss Conlon Nancarrow Corrado Costa Craig Thompson Cristina Alziati Crockett Johnson Daniel Clowes Daniele Brolli Dante Alighieri Dario Morgante Dave McKean David B. Davide La Rosa Davide Toffolo David Mazzucchelli Denis Diderot Denise Schmandt-Besserat Diane Arbus Didier Lefèvre Dino Battaglia Dino Buzzati Dino Campana Dylan Thomas Edmond Baudoin Edmund Burke Edoardo Sanguineti Edo Chieregato Edogawa Ranpo Edward Weston Elio Pagliarani Elzie Crisler Segar Emilio Salgari Emmanuel Guibert Enki Bilal Enrico D'Elia Enrico Gulminelli Eric Gill Ernie Bushmiller Fabio Gadducci Federico García Lorca Ferenc Pintér Fernanda Romagnoli Filippo Scozzari Filippo Tommaso Marinetti Flavio Montelli Floyd Gottfredson Francesca Ghermandi Francesca Matteoni Francesco Cattani Francesco Petrarca Franco Marcoaldi Franco Matticchio Frank Frazetta Frank Miller Frank Zappa Frantz Duchazeau Fred Bernard Frederic Goudy Fredric Wertham Friedrich Nietzsche Gabriele Basilico Gabriele Frasca Gabriella Giandelli Geo McManus George Herriman George Lakoff Georg Kurt Schauer Giacomo Monti Giacomo Nanni Giancarlo Berardi Gianfranco Manfredi Gianluca Capuano Gianluca Costantini Gian Luigi Bonelli Gian Maria Cervo Gianni Bono Gianni De Luca Giorgio Carpinteri Giovanbattista Bodoni Giovan Battista Carpi Giovanna Sicari Giovanni Della Casa Giovanni Giudici Giovanni Lussu Giovanni Pascoli Gipi Giuliano Mesa Giulio Cesare Cuccolini Guido Crepax Guido Mazzoni Guillaume Dufay Guy Peellaert György Lukács Harold Bloom Hayao Miyazaki Herb Lubalin Huai Su Hugo Pratt Igort Immanuel Kant Inio Asano Ivan Fedeli Ivo Milazzo Jackson Pollock Jacopo da Lentini Jacques Geninasca Jacques Lacan James Mosley Jan Tschichold Jan Vermeer Jean-Baptiste-Siméon Chardin Jean-Claude Forest Jean-Claude Götting Jean-Philippe Peyraud Jean Giraud Jerome Charin Jerry Kramsky Jerónimo Nadal Jim Woodring Jiro Taniguchi Joann Sfar Joe Matt Johann Sebastian Bach Johann Wolfgang von Goethe John Coltrane Jorge Luis Borges Jorge Zentner José Luis Salinas José Muñoz Juan Ramón Jiménez Julian Assange Jérémie Dres Lello Voce Leonardo Gori Leo Ortolani Lope de Vega Lorena Canottiere Lorenzo Mattotti Luca Boschi Luca Francesconi Magnus Manfredi Giffone Manuele Fior Manu Larcenet Marcello Jori Marco Bini Marco Giovenale Marco Vannini Maria Grazia Calandrone Mario Luzi Meister Eckhart Melinda Gebbie Michelangelo Michele Santoro Michele Zaffarano Miguel Cervantes Miguel Ángel Martín Miles Davis Milo De Angelis Moebius Mulholland Dave Nicolas Boileau Nicolas Poussin Omero Ornette Coleman Osamu Tezuka Paolo Bacilieri Paolo Zazzaroni Patrizia Dughero Paul Auster Paul Chadwick Paul Gillon Paul Klee Paul Renner Pierre Boulez Pieter Bruegel il vecchio Piet Mondrian Pietro Scarnera Piet Zwart Platone Pseudo-Longino Quino Raffaello Ray Bradbury Ray Moore Reiser René Goscinny Richard Felton Outcault Robert Bringhurst Robert Musil Roberto Baldazzini Roberto Tagliaferri Robert Williams Robin Wood Roland Topor Roman Jakobson Rustico Filippi Salvator Rosa Samuel H. Monk Sarah Moon Saul Steinberg Scott McCloud Sergio Bonelli Sergio Ponchione Sergio Rotino Sergio Tofano Sergio Toppi Silvia Ziche Stefano Ricci Sto Stéphane Mallarmé Suehiro Maruo Sydney Jordan Theodor H. Nelson Theodor W. Adorno Thierry Smolderen Tim Berners-Lee Tim Burton Tito Faraci Tiziano Sclavi Tove Jansson Ugo Foscolo Umberto Fiori Umberto Piersanti Vanna Vinci Vaughn Bodé Walt Disney Walt Kelly Warren Chappell Wilhelm Busch Will Eisner William Blake William Hogarth William Morris Winsor McCay Zhang Xu

Della controversa questione del plagio

Il genere musicale del Notturno fu inventato da John Field (1782-1837), ma fu il “plagiario” Frederik Chopin (1810-1849) a passare alla storia per i suoi Notturni. Basta ascoltarli e non è difficile capire il perché: davvero plagio?

Harold Bloom ha scritto nel 1973 un bellissimo libro (The Anxiety of Influence. A Theory of Poetry) sul difficile rapporto che ogni autore ha con gli autori che lo hanno ispirato: e, ovviamente, degli ispiratori ci sono sempre.

Comparaison Job-McCay

Job vs McCay (da Fumettologicamente)

Riallacciandosi alla polemica di qualche giorno fa sull’origine del fumetto, Matteo Stefanelli rende nota una scoperta sul plagio operato da Winsor McCay nei confronti di (almeno) due autori francesi di qualche anno prima: Rip e Job. Le immagini che vengono mostrate sul suo blog esibiscono una somiglianza che non si può contestare: penso che non ci siano dubbi sul fatto che McCay si sia fortemente ispirato a quelle pagine. Tanto più che, sul suolo americano, le probabilità che qualcuno si accorgesse della somiglianza con una pagina di giornale francese di venti anni prima erano davvero irrilevanti.

Ma fa bene Stefanelli a insistere sul fatto che nulla di tutto questo sminuisce il valore di McCay. Basta osservare la comparazione stessa di immagini che ci dimostra il plagio, per rendersi conto perché McCay sia passato alla storia e Job no.

Continua a essere dominante la convinzione che il cuore di un testo narrativo sia la storia raccontata, e che chi copia la storia copia il testo stesso. A partire da Shakespeare, dunque, gran parte degli scrittori e commediografi di tutte le epoche sarebbero dei plagiari. In verità, la storia raccontata è solo uno degli elementi che contribuiscono al fascino di un’opera, e spesso nemmeno il principale. La medesima storia è interessante nella pagina di Job e favolosa in quella di McCay. E la differenza sta in una concezione radicalmente diversa del rapporto tra sequenza di vignette e spazio della pagina, del tutto tradizionale in Job, ed estremamente innovativo in McCay. (Meglio, da questo punto di vista, il lavoro di Rip: ma l’abisso rimane)

Puntualizzato questo, l’influenza c’è, indubbiamente. E McCay ha indubbiamente visto quei lavori e li ha utilizzati come punto di partenza dei suoi. Il che non sposta di una virgola i termini della polemica sulla nascita del fumetto.

Anzi, forse li sposta. Mi viene voglia di proporre di posticipare di 10 anni la data convenzionale di origine del fumetto, dal 1895 (o ’96) al 1905, anno dell’uscita di Little Nemo. Lì sì che succede qualcosa di nuovo, e non solo nel sistema di produzione e consumo!

Diffondi questo post:
Facebook Twitter Plusone Linkedin Digg Delicious Reddit Stumbleupon Tumblr Posterous Email Snailmail

3 comments to Della controversa questione del plagio

  • caro daniele, condivido la necessità di ricordare sempre (anche se a qualcuno può suonare noioso) che il nucleo narrativo non è il vero cuore dell’oggetto, quando si parla di sistemi linguistici complessi, come le forme mediali. Persino uno zuccone come McLuhan lo aveva capito, a suo modo 😉

    Ma soprattutto: apprezzo molto la boutade finale. Non sono daccordo, ma mi ha fatto sinceramente ridere 😉

  • steranko

    Sul tema riporto un intervento di David Monteleoni (Fumettologica, gennaio 2017) che mi è piaciuto molto:

    “Quello dell’originalità come valore dell’arte è un’aberrazione del giudizio estetico introdotta dalla poetica Romantica. L’egemonia culturale dei Romantici durò storicamente solo 50 anni, ma fu longeva abbastanza da deformare i criteri estetici che avevano guidato la creazione artistica e la sua percezione fin dagli esordi, e si insinuò addirittura nella formulazione della legge USA sul copyright, che ribadisce il pregiudizio dell’originalità. La realtà è che non puoi fare arte con l’originalità, tanto che gli stessi Romantici non seguivano i propri precetti (copiavano a man bassa da Milton, il loro mito). Riassunto: prima e dopo i Romantici, e durante, nessun artista è mai stato “originale”. L’arte nasce dall’arte. “Neppure Omero è originale”. (Borges) Col tempo, la poetica Romantica dell’originalità è entrata a far parte dell’ideologia piccolo-borghese, di cui sposa alla perfezione le istanze sicuritarie: questo è permesso, quest’altro no. Il motivo è profondo: la copia e il plagio sono vissuti come una minaccia all’autorità del Padre, autorità che è invece riconfermata dal concetto di originalità. Tutto si tiene: originalità = autorità = Padre = istituzioni = Dio. Per questo, credere all’originalità è reazionario. Gli antichi la sapevano più lunga: per loro, un’opera era tanto più prestigiosa quanto più conteneva riferimenti ai classici. Che non erano certo dichiarati: era una gioia della lettura godersi i rimandi. Lo stesso vale oggi, grazie al modernismo e al postmodernismo. Scandalizzarsi dunque perché un artista riprende e rifà a modo suo, e scandalizzarsene sul web (la cui logica è il remix e l’aggregazione), è come minimo anacronistico. E anche patetico, quando le accuse sono mosse da lettori giovani, che dimostrano in tal modo di aver introiettato la vieta logica piccolo-borghese dell’originalità; di cui fa parte anche il “però” del discorsetto “McCay però ha migliorato Rip”. Quel “però” vuole assolvere chi lo dice dal senso di colpa che nasce in lui dal conflitto fra l’ammirazione per la bravura grafica di McCay e la condanna (introiettata dalla sociocultura piccolo-borghese) del plagio. Come la filosofia, tutta l’arte nasce come incorporazione/ digestione del passato. C’è chi è più bravo a farlo, e chi meno; chi ne è più consapevole, e chi ne è più all’oscuro; chi lo fa in misura maggiore, e chi in misura minore: ma fare diversamente è IMPOSSIBILE. Mettetevelo in testa una volta per tutte. Non è un caso se, oggi, gli artisti più innovativi nella storia delle arti sono accusati di aver plagiato: Omero, Plauto, Dante, Mozart, Shakespeare, Picasso, Lenny Bruce, Dylan. E McCay. Più sono grandi, più hanno incorporato/digerito. Inoltre: siamo così certi che anche Rip non si sia ispirato ad altri? Interroghiamoci piuttosto sul perché qualcuno provi tanta libidine a ritracciare/denunciare i plagi e a connotarlli negativamente. Freud considerava i cacciatori di plagi “omosessuali repressi”. E così torniamo all’originalità come istanza dell’autorità paterna: il cacciatore di plagi ha seri problemi con l’Edipo. Non è di gran lunga preferibile giudicare un’opera in base all’impatto (sincronico e diacronico) sull’arte cui appartiene e sulla socio-cultura? In fondo, è innanzitutto per questo motivo che i più grandi plagiatori nella storia delle arti (Omero, Plauto, Dante, Mozart, Shakespeare, Picasso, Lenny Bruce, Dylan) sono considerati importanti: per l’impatto che hanno avuto su tutti noi, e che non a caso continuano ad avere. A un artista non importa di essere originale, ma di avere impatto. Come ci riesce, sono solo cazzi suoi. Godiamoci il risultato, se ci piace, ed evitiamo di fare gli sceriffi. Non ne abbiamo la stella.”

    • guardareleggere

      Caro Steranko (e anche il tuo nome è, evidentemente, un plagio)
      intanto grazie per avermi fatto conoscere questo intervento interessante.
      Trovo però che qui si pecchi dell’eccesso opposto a quello che, con qualche ragione, si condanna.
      La questione dell’originalità o meno è decisamente spinosa. Se è vero che gli antichi tendevano a sbattersene, e che è responsabilità dei Romantici l’averla legata all'”Arte Vera” (ma la stessa nozione di Arte come la intendiamo oggi è in buona parte di origine romantica), è vero d’altra parte che pure gli antichi avevano motivo di preferire Virgilio ai suoi concorrenti; e se Virgilio raccontava storie comunque note a tutti, citando e “plagiando” a destra e a manca, è evidente che lui le raccontava meglio, e in modo che ancora non si era fatto. Insomma, dato il pur doveroso rispetto della tradizione e dei testi consacrati, Virgilio era un artista decisamente originale – anche quando nessun suo contemporaneo avrebbe collegato l’apprezzamento per la sua opera alla sua originalità.
      D’altra parte, il caso più clamoroso in merito è moderno, di poco pre-romantico. Dai suoi contemporanei, il “vecchio parruccone” Johann Sebastian Bach era considerato un passatista e retrogado; e non avevano nemmeno tutti i torti, perché il vecchio Bach era davvero legato a un passato che stava finendo di passare di moda. Agli occhi (alle orecchie) dei contemporanei appariva molto più gradevole e originale il figlio Karl Philipp Emmanuel, che inventa un genere di grande successo: la musica galante. Il legame esplicito tra qualità artistica e innovatività si sta già imponendo, e il Romanticismo deve ancora arrivare. E, cosa curiosa, quando arriverà scoprirà l’immensa originalità del vecchio Bach, non più nascosta dai meccanismi della moda, che aveva esaltato i suoi figli.
      Quello che non mi va giù proprio per niente è invece l’assimilazione “originalità = autorità = Padre = istituzioni = Dio”. Si potrebbe altrettanto (e forse ancora più) ragionevolmente collegare questa serie di valori non all’originalità ma al rispetto della tradizione (rispetto dell’autorità, del Padre, delle istituzioni, di Dio). Tutto sommato, il mito dell’originalità è coevo (e non casualmente) al mito della rivoluzione, e dell’affermazione della libertà individuale rispetto alle istituzioni – altri regali del Romanticismo (con abbondanti precedenti, certo: ma è poi lì che queste cose si sono affermate davvero).
      Detto questo, è evidente che non si fa nulla, né in arte né altrove, senza basarsi abbondantemente su quello che esiste. Il mito dell’artista che crea dal nulla non sta in piedi neanche con abbondanti stampelle. Ma la differenza tra McCay e Job rimane, e non è un caso che continuiamo a guardare ammirati il primo e ci dimentichiamo dell’altro. L’originalità non sta nel creare dal nulla (cosa che non esiste e non ha nemmeno senso): sta nel dare alle cose un senso che prima non avevano ancora avuto, anche se quelle cose apparentemente sono le stesse che si raccontano da centinaia d’anni (come facevano Virgilio e Omero).
      Questo i veri plagiari è proprio ciò che non sono capaci di fare, limitandosi a spacciarsi per quello che non sono capaci di essere. A chi cerca di creare importa forse di avere impatto, persino, per qualcuno, a costo di imbrogliare. Quello che importa a noi è che un lavoro artistico ci porti a vedere, nel suo piccolo, il mondo (o un suo frammento) in un modo in cui non lo avevamo ancora visto. Se leggiamo Omero o Virgilio, ci accorgiamo che il loro impatto su di noi non è ancora finito: incredibilmente, continuano a essere originali.

Rispondi al post