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Di una foto a Mamallapuram

Mamallapuram-palme

Mamallapuram, palme

Ho scattato questa foto in India, l’anno scorso, a Mamallapuram (o Mahabalipuram), dalla collina rocciosa dove si trovano i templi del Settimo secolo scavati direttamente nella pietra, guardando non verso il mare, ma verso la pianura attraversata dal fiume. La trovo una bella foto, ed è passato ora abbastanza tempo da quel momento da darmi una sufficiente illusione di distacco nella valutazione.

La collina rocciosa di Mamallapuram non è più oggi un luogo sacro, ma lo è stato, certamente, per lungo tempo, e molto tempo fa. Ora è un ridente e affascinante parco pubblico. Quando ho scattato questa foto mi trovavo in India da un mese, ed ero a Mamallapuram per la seconda volta, in attesa dell’aereo da Chennai per l’Italia.

Questa foto mi piace perché rappresenta un altare, e al tempo stesso non lo rappresenta affatto. La roccia sotto i miei piedi non è il dio Shiva, come ad Arunachala, e il fiume che si intuisce non è la Kavery. Ma tutte le acque sono sacre in India, e quella stessa roccia, a pochi passi da me, porta intagliate figure divine di bellezza straordinaria.

Tutto questo nella foto non si vede. Quello che sostanzialmente si vede – credo – sono puri rapporti geometrici tra le verticali delle palme e l’orizzontale della pianura. Sono questi rapporti a richiamare, alla mente di chi guarda, l’altare che non c’è, il tempio che manca alla vista.

Al tempo stesso, però, le verticali restano palme, e l’orizzontale resta pianura, e dietro c’è il cielo e sotto ci sono le rocce e gli alberi, e questo è un luogo mitico e lontano, che ci racconta che il sacro esiste, indipendentemente dal fatto che Dio sia uno, nessuno o centomila.

Per questo questa foto continua a piacermi.

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2 comments to Di una foto a Mamallapuram

  • Elio Di Raimondo

    Mi hai fatto ripensare ancora a Ghirri, a una foto scattata alla laguna di Orbetello, negli anni ’70, sulla via per il Monte Argentario. Due mondi lontani, eppure due altari non-altari. Lì è una panchina a regnare tra le palme, assorbita nello stinto da vecchia pellicola, e nel metafisico da cartolina del vuoto, di cui Ghirri era maestro.

    Mi sono preso la briga di ritrovarla, e ho scoperto che è parte del volume “Un piede nell’Eden”: sta qui http://ow.ly/25EK7

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